Progresso di Lettura:
FARSI DEGLI AMICI PER DIO
Mark Finley
Seduta nel soggiorno, Giovanna leggeva un opuscolo che le era giunto per posta. Esso annunciava un seminario sull’Apocalisse che avrebbe avuto luogo in quella città. Ella studiava la Bibbia da circa sei mesi e aveva interesse per le profezie; ma le bestie delle quali parlava l’opuscolo le apparivano piuttosto bizzarre. Inoltre, non aveva mai sentito parlare della persona che avrebbe tenuto quel seminario. Se da un lato Giovanna avrebbe desiderato andarvi, dall’altro era trattenuta dal timore che dietro quelle riunioni si celasse una qualche setta religiosa. Alla fine gettò l’opuscolo nel cestino dei rifiuti.
Circa tre ore dopo, venne a farle visita la sua amica Barbara. Dopo avere conversato per alcuni minuti, Barbara disse:
«Giovanna, il mio pastore sta tenendo una serie di studi biblici sul libro dell’Apocalisse. Ho con me un opuscoletto che ne parla. Le piacerebbe partecipare?». Barbara diede a Giovanna lo stesso opuscolo che lei aveva buttato nella pattumiera poco prima.
Però questa volta Giovanna disse: «Mi piacerebbe partecipare, questo opuscolo sembra così interessante».
Che cosa aveva fatto sì che il primo opuscolo fosse gettato via e il secondo venisse guardato con tanta attenzione?
L’amicizia. L’amicizia, infatti elimina i pregiudizi, abbatte le barriere getta un ponte fra l’ignoto e il noto. L’amicizia è il mezzo del quale Dio si serve per addurre a sé uomini e donne.
Un rilevante numero di studi hanno documentato l’importanza dell’amicizia per quel che riguarda la conquista delle anime. Il dottor G. Oosterwal, dell’università Andrews, ha scoperto che su 4.000 convertiti alla Chiesa Avventista del settimo giorno nell’America del Nord, il 57% erano stati invitati a riunioni evangelistiche o a venire in chiesa da parenti o da amici.
Nel passare in rassegna tutti i fattori che avevano cooperato per aiutare le persone a unirsi alla chiesa, egli riscontrò che al primo posto vi erano i loro vicini o i loro parenti. Essi esercitano il più forte influsso nel condurre in chiesa dei non membri. Prima di farvi un amico avventista, dovete farvi un «amico».
Uno studio fatto da Flavel Yeakley passò in rassegna tre differenti gruppi di persone ognuno dei quali contava 24 persone. Il primo gruppo comprendeva coloro che avevano lasciato la chiesa. Egli constatò che il 71% di essi erano stati avvicinati da qualcuno che in un certo qual modo si era servito del metodo che può essere definito «monologo manipolatore» per «spingerli» nella chiesa.
Il secondo gruppo era composto da coloro che non avevano risposto all’invito del Vangelo, che non avevano preso nessuna decisione per Cristo. Egli scoprì che l’84% di essi erano stati avvicinati da persone che avevano presentato il messaggio in base al sistema: «Prendere o lasciare» e cioè:
«Se accetti il messaggio vai in cielo; se non lo accetti vai all’inferno».
Il terzo gruppo comprendeva coloro che erano membri di chiesa attivi. Yeakley rilevò che il 94% di essi erano stati avvicinati da qualcuno che si era servito, per così dire, del metodo «dialogo creativo», cioè gli aveva posto delle domande, aveva manifestato un sincero interesse nei loro confronti ed era diventato loro amico.
Studi come questo, indicano chiaramente l’importanza dell’amicizia e dell’interessamento per condurre le persone in chiesa. Essi hanno dimostrato che l’amicizia recita un ruolo chiave nel mantenere le persone nella chiesa.
Il dottor Win Arn confrontò 50 persone, che erano membri di chiesa attivi, con 50 persone che erano uscite dalla chiesa.
Esaminò quanti amici ogni persona aveva nella chiesa dopo sei mesi di appartenenza ad essa. Riscontrò che la maggioranza di coloro che erano tuttora membri attivi avevano fatto amicizia con 5 membri da quando erano entrati a far parte della comunità. La maggioranza di coloro che erano usciti, dopo sei mesi di appartenenza alla chiesa avevano fatto solo poche amicizie o, addirittura, non ne avevano fatta alcuna.
L’amicizia conduce le persone nella chiesa e contribuisce a farvele rimanere. In che modo possiamo fare amicizia con altre persone? Come possiamo diventare l’amico che conduce un’altra persona a Cristo? È Gesù stesso che ci mostra il mezzo migliore per essere un amico conquistatore di anime.
Esaminando il modo in cui è entrato in relazione con vari tipi di persone, scopriamo tre segreti per farsi degli amici.
Supponete di fare conoscenza con un membro della Chiesa Battista e di parlare con lui dello stato del mondo. Egli vi fa osservare: «Forse il rapimento della chiesa avverrà presto». È questo il tempo di tirare fuori la Bibbia e smentirlo facendogli notare quel ch’essa dice riguardo agli eventi finali? No; dovete cercare di essere d’accordo con lui nella misura del possibile, evitando di urtarlo. Cercate di evidenziare le credenze che avete in comune? Esprimete la speranza di essere un giorno in cielo con Gesù. È questa la cosa che conta! Dite, press’a poco così: «lo, come te, guardo avanti e aspetto l’avvento di Gesù che verrà per metter fine a tutti i dolori del mondo».
Supponete di incontrare un’amica che torna da un funerale.
Ella dice: «Sono grata al Signore che la mia mamma ora sia in cielo con Gesù». Quale sarà la vostra reazione? Cercherete di correggere il suo errato concetto riguardo allo stato dei morti? No, cercate quelle credenze che avete in comune con lei. Potete dirle: «Sarà un giorno meraviglioso quello nel quale noi saremo in cielo, riuniti coi nostri cari».
Non cercate di essere vincitori su punti divergenti; fatevi degli amici. Cercate di essere d’accordo con le persone su ogni punto possibile, fino a quando Dio le spingerà a volerne sapere di più.
Ellen White pone l’enfasi su questo punto: “Siate d’accordo con le persone su ogni punto sul quale potete farlo in modo coerente. Fate loro vedere che voi amate le loro anime per quanto possibile volete essere in armonia con loro” (Evangelism, p. 141).
Sono poche le persone sollecitate ad unirsi alla chiesa mediante la critica e la condanna. Essere un amico sincero significa sforzarsi di trovare qualcosa da lodare, qualcosa da apprezzare in una persona. Quando Maria fu criticata per avere versato del profumo prezioso sui piedi di Gesù, Egli rivolse alla donna imbarazzata un meraviglioso complimento: «In verità io vi dico che per tutto il mondo, dovunque sarà predicato l’evangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato in memoria di lei» (Marco 14:9).
Quando una donna cananea, che i discepoli di Gesù consideravano addirittura peggiore di un cane, venne a cercare aiuto per la figlia, Gesù la elogio: «Donna, grande è la tua fede» (Matteo 15: 28).
Quando voi avete a che fare con le persone, mostrate loro la grazia di Dio esprimendo approvazione. Ogni qual volta potete, fatelo. Anche quando siete criticati perché citate dei passi biblici, cercate di dire qualcosa di positivo, ad esempio:
«Grazie di avere fatto questa domanda». Cercate sempre il modo di manifestare approvazione.
«La vostra riuscita non dipende tanto dalla vostra conoscenza e da quello che riuscite ad attuare, quanto dalla vostra capacità di trovare la via del cuore» (Evangelism, p.437).
Egli non si rivolse loro sulla base del proprio livello di spiritualità, ma cercò di identificarsi con i loro interessi e con le loro preoccupazioni. Il suo rifiuto di condannare la donna sorpresa in adulterio, valse a conquistarla e a indurla a una nuova vita. Egli accolse il ladrone sulla croce quale egli era, e lo portò al ravvedimento. Egli accettò la credenza superstiziosa della donna che cercò di toccare la sua veste e la trasformò in una fede più personale.
Accettare non significa approvare le azioni e la posizione dottrinale di qualcuno. Significa manifestare nei suoi confronti un riguardo positivo e dell’affetto. Una volta, una signora, mi raccontò che suo figlio conviveva con una donna che pensava un giorno di sposare. Mi disse anche che lei non sarebbe andata al suo matrimonio per mostrare, in tal modo la sua disapprovazione a riguardo. Le chiesi: «Pensa che questo gesto conquisterà i loro cuori e che essi accetteranno Cristo più facilmente?» Le spiegai: «Andare al matrimonio non significa che lei approva quello che hanno fatto, ma significa che lei li accetta nonostante questo».
Gesù ci accetta là dove siamo e come siamo. Egli manifesta il suo amore per noi mentre siamo ancora suoi nemici.
Egli non ci ama solo perché siamo moralmente degni. Ci ama nonostante la nostra indegnità.
Siate d’accordo. Siate positivi. Ricordatevi sempre di questi tre segreti, per fare degli amici per Cristo. Fu in questo modo che Gesù si fece degli amici per l’eternità. Ognuno di noi può avere una gran parte in questo «Fattore amicizia» per una conquista di anime ben riuscita.
Tempo fa ricevetti la visita di un neoconvertito. Era turbato. Mi disse: «Mark, ho talmente irritato i miei parenti che i miei genitori hanno minacciato di buttarmi fuori di casa».
Gli domandai che cosa aveva potuto irritarli a tal punto.
Mi rispose che era stato impressionato da un mio sermone sul marchio della Bestia e che aveva dato ai suoi parenti cattolici il riassunto di quella conferenza. Non riusciva a capire perché essi si fossero così adirati.
Gli chiesi: “Alfredo, il primo studio che ti ho dato è stato forse sul Marchio della Bestia? “Egli rifletté un istante, quindi rispose dicendo che io gli avevo parlato prima di Gesù e poi in seguito della croce, della redenzione, del secondo avvento di Cristo… Solo in un secondo tempo gli avevo parlato del Marchio della Bestia.
Gli feci chiaramente comprendere che quando insegniamo qualcosa e importante il «quando», il «momento» in cui lo facciamo. Questo è altrettanto importante quanto la cosa stessa che diciamo. Talvolta rischiamo di voler esercitare troppo presto una certa pressione su quanti ci ascoltano. Ricordiamo che i neonati e i giovani nella fede hanno bisogno prima del latte invece di alimenti più pesanti da digerire.
Isaia 50:4 presenta tre elementi vitali nell’evangelizzazione mediante la conversazione: «Il Signore; l’Eterno, mi ha dato una lingua esercitata perché io sappia sostenere con la parola lo stanco; egli risveglia ogni mattina il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli».
Si tratta qui di qualcuno le cui parole sono suggerite dal Signore; qualcuno che ha imparato a dire parole che sostengono lo stanco; un uomo che sa quando ascoltare e quando parlare.
È possibile dire una parola giusta, in modo giusto, ma al momento sbagliato. È anche possibile dire la parola giusta in modo sbagliato al momento giusto e, infine, dire la parola sbagliata al tempo giusto e nel modo giusto. Per avere successo nell’evangelizzazione occorre sapere che cosa dire, come dirlo e quando dirlo.
Mio padre era avventista del settimo giorno e mia madre credente cattolica. Mia madre fumava e mangiava carne di maiale; mio padre no. Mia madre andava in chiesa la domenica e mio padre il sabato. Però in casa nostra non vi erano discussioni sulla religione. Vi era reciproco rispetto. Mio padre, in macchina la domenica ci accompagnava in chiesa e rimaneva nell’auto ad aspettarci studiando la scuola del sabato.
Un giorno la mia nonna materna, malata di cancro, morì all’ospedale. Mia madre chiamò mio padre al lavoro e quando egli giunse a casa, pianse fra le sue braccia per una buona mezz’ora. Poi disse: «La nonna se n’è andata e probabilmente sta soffrendo nel Purgatorio».
Mio padre le disse con dolcezza: «Gloria, nel corso degli anni mi sono astenuto dal dirti qualcosa riguardo alla morte perché temevo di offenderti. Ora, però desidero dirti ciò che la Bibbia dice a questo proposito».
Mia madre aveva un gran bisogno di sapere e quindi era pronta ad ascoltare. Così, per mezzo della Scrittura, mio padre le espose la sua conoscenza riguardo alla morte e cioè che si trattava di una specie di sonno del tutto incosciente. Quindi sua madre riposava in attesa della risurrezione, che sarebbe avvenuta al ritorno di Cristo. Mia madre quella notte dormi bene e l’indomani prese parte al funerale senza difficoltà. Il sabato seguente si alzò presto, indossò un bell’abito e disse a mio padre: «Oggi vengo in chiesa con te».
Le parole giuste, dette nel modo giusto e nel momento giusto possono cambiare molte cose. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a farlo con le persone che incontriamo ogni giorno. Possiamo imparare altre cose riguardo a questo tipo di evangelizzazione considerando due grandi modelli.
A) Il primo mira a dare inizio a una conversazione generica per poi giungere, in modo logico e naturale, a un preciso punto di carattere spirituale.
Per cominciare, cercate di creare un dialogo, un legame, manifestando interesse per gli altri. Considerateli come persone degne di tutto il rispetto, come esseri umani e non come «oggetti» di una testimonianza. Quindi cercate di conoscere quali sono le cose che interessano a quella persona. Se scoprite che l’interesse riveste questioni spirituali o ha attinenza con qualche principio biblico potete parlarne e quindi dare la vostra testimonianza.
Una volta andai a trovare un uomo che aveva minacciato di buttar fuori di casa il primo pastore avventista che fosse andato a visitarlo. Sua moglie mi aveva avvisato, pregandomi di lasciar perdere. Io, però, fissai ugualmente un appuntamento dopo avere chiesto alla moglie qual era il principale interesse di suo marito. Seppi, così, che egli aveva una particolare predilezione per i fucili da caccia.
Così, dopo aver bussato alla porta, essermi presentato, e aver fatto i dovuti convenevoli, gli chiesi di vedere la sua raccolta di fucili. Io non sapevo nulla in proposito e in vita mia non ne avevo mai preso uno in mano. Nondimeno, potevo manifestare interesse e fare domande.
L’uomo, che prima era stato così ostile, si aprì e cominciò a parlare con entusiasmo della sua passione per le armi. Ci recammo nel cortile della casa. L’uomo sistemò un bersaglio e mi mise in mano un fucile perché sparassi. Con l’aiuto di Dio riuscii a colpire il bersaglio.
In seguito, nel corso di un’altra visita, potei portare il discorso sul cattivo uso dei fucili nel mondo e sulla speranza biblica di una fine della sofferenza e della morte. Il sabato seguente egli venne in chiesa con sua moglie.
Questo tipo di evangelizzazione, basato sulla conversazione, ha inizio là dove stanno le persone e parte da esse. Partite dai fucili, dal calcio o dall’inflazione e gradatamente in un clima di affetto sincero passate alle cose spirituali.
Se le persone mostrano una certa resistenza a questo procedimento, se, per così dire, si accende una luce rossa, non insistete. Limitatevi a continuare la conversazione nella misura in cui l’interesse della persona lo consente e finite col dare la vostra testimonianza o forse lasciare un opuscolo.
B) Vediamo ora il secondo modello che ci può aiutare a sviluppare questa forma di evangelizzazione.
Si tratta presso a poco di questo: Gli esseri umani possono essere visti come una serie di strati che vanno dagli elementi generici e più superficiali verso il centro dei valori e delle credenze. In generale, le persone cominciano a parlare di cose generiche come il tempo, notizie di cronaca, ecc. per poi gradatamente raggiungere un campo di interesse specifico: lavoro, famiglia, passatempi, ecc. A mano a mano che si crea un rapporto di fiducia, amicizia e apprezzamento le persone possono passare a campi d’interesse filosofico, come lo scopo della vita, a problemi di carattere morale, per finire, poi, all’elemento spirituale e cioè a Dio e al nostro rapporto personale con lui.
Quando incontriamo una persona la prima volta, non possiamo di colpo permetterci di entrare nel suo intimo. Noi dobbiamo guadagnarci il diritto di parlare di cose che possono essere molto importanti, se non addirittura sacre per lei.
Possiamo riuscirvi manifestando per prima cosa un reale e sincero interesse per lei in quanto persona, essere umano. Dobbiamo partire da motivi d’interesse generale per poi gradatamente «rimuovere i vari strati» nella misura in cui la persona è disposta a farlo.
Mentre volavo dalla Svezia a Londra, ero seduto accanto ad un uomo d’affari. Cominciammo a parlare del più e del meno. La conversazione ci portò a parlare delle nostre rispettive attività. Gli dissi chi ero (Segretario dell’Associazione pastorale della chiesa avventista del settimo giorno) e gli chiesi quale era la sua attività specifica. Mentre parlavamo delle nostre rispettive attività, egli mi disse che la sua attività gli provocava non poco stress. Io, allora, citai alcune cose che mi avevano aiutato a combattere lo stress: dieta sana, passeggiate all’aperto, al fresco del mattino, ecc. Dato che avevamo parlato dei problemi che egli incontrava nel suo lavoro, gli chiesi: «Mi dica, che cos’è che nella sua vita riveste il significato più profondo». Stavo portando la conversazione nel campo degl’interessi filosofici ed esistenziali.
Egli rifletté un momento e quindi diede una risposta generica riguardo al suo lavoro ed alla sua famiglia. Gli domandai che cosa avrebbe dato significato alla sua vita se lavoro e famiglia gli fossero stati tolti. Egli non rispose.
Ebbi, così l’opportunità di passare all’interesse spirituale.
Gli chiesi se credeva in un Dio Creatore, in grado di dare un significato alla sua vita nonostante i dolori e le prove che essa ci pone davanti. Confessò che tale concetto gli era del tutto estraneo.
Giunsi, così, al punto di poter chiedere il permesso. È questo il punto di transizione per poter parlare della nostra fede.
Noi non dobbiamo cercare di imporre le nostre convinzioni religiose a coloro che non vogliono ascoltare. Dobbiamo sempre chiedere il permesso. Perciò dissi al mio interlocutore: “Posso dirle in che modo io ho trovato la pace e la risposta allo stress nella mia vita?». Egli rispose: «Ma certo, dica pure». In questo modo fui in grado di parlare della mia credenza in Dio che ci ha creati, che ci ama e ha un piano per la nostra vita.
Lentamente, a poco a poco, noi rimuoviamo i vari strati fino a raggiungere il punto definito “interesse spirituale”.
È allora che possiamo usare 4 parole importanti: “Permetta che le dica…”.
Una sera, a Stoccolma, conversavo con un agente di viaggi. Parlavamo di varie località visitate in Europa. Le chiesi se avesse viaggiato molto. Stavo, così, entrando nel suo campo di interesse specifico. Disse che le piaceva molto viaggiare.
Le domandai: «Per lei è difficile trascorrere un lungo periodo di tempo lontano dalla sua famiglia?».
Fu allora che notai un che di tristezza nella sua voce quando rispose: «lo non sono più sposata». Mi raccontò che si era sposata tre anni prima e che suo marito l’aveva abbandonata.
Quindi lei stessa portò la conversazione nel campo dell’interesse esistenziale.
Aveva sempre desiderato porre a un uomo di chiesa questa domanda: «Abortire è peccato?».
Le chiesi il perché di questa sua domanda. Ella si mise a piangere e narrò una lunga, dolorosa storia riguardo ai suoi tragici rapporti conclusi con un aborto. Aggiunse: «Questo accadde 17 anni fa, e da allora mi sento oppressa da un vivo senso di colpa».
A questo punto mi servii di quelle 4 parole importanti cui abbiamo accennato prima. Le chiesi, cioè, il permesso di affrontare l’argomento spirituale. La mia domanda fu: «Posso dirle quanto ho trovato nella Bibbia a proposito della liberazione dal senso di colpa?». Ella acconsentì.
Le lessi, allora, quel passo biblico meraviglioso che ci dà la certezza che se noi confessiamo i nostri peccati, Dio ci perdonerà e ci purificherà da ogni iniquità (1 Giovanni 1:9). Dissi a quella donna che poteva essere perdonata subito. Andammo in ginocchio e la guidai nella prima preghiera della sua vita. Ella, dopo la preghiera, mi disse: «Per la prima volta in 17 anni ho sentito la pace inondare la mia anima!».
Molte persone attorno a noi portano pesanti fardelli nascosti!
Mediante questa forma di evangelizzazione che parte dall’interesse verso l’altro tramite la conversazione, togliendo progressivamente, con delicatezza, i vari strati sovrapposti, possiamo raggiungere quei punti in cui esiste il vero bisogno del nostro interlocutore. È allora che arriva il momento di chiedere il permesso.
“Posso dirle come ho trovato la liberazione dalla colpa?”
“Posso dirle come sono stato in grado di superare i momenti di dolore?». Posso dirle che cosa ho scoperto nella mia relazione con Cristo?».
Se dimostriamo sincero interesse per gli altri, mentre apriremo loro il nostro cuore, loro faranno lo stesso.
A Chicago, una fredda e ventosa sera d’autunno, Bill percorreva una strada buia. Un turbine di pensieri si affollavano nella sua mente. Era giunto a un momento critico della sua vita ed era assillato da un’infinità di domande: «Chi sono? Quale senso ha la mia vita? Ho delle mete degne di essere perseguite?» ecc.
Procedeva faticosamente e in preda alla malinconia quando nel dare inavvertitamente un calcio a un mucchio di foglie, vide uscirne un foglio. Lo raccolse e, senza rendersene conto, se lo mise in tasca. Giunto a casa lo prese e lo lesse. Era un volantino che invitava a partecipare a una serie di adunanze evangelistiche. Leggendo i titoli stampati sul foglio disse a se stesso: «Ecco alcune delle domande che mi sono poste. Vi andrò». Fu così che egli cominciò a frequentare quelle riunioni. Quel pezzo di carta, nascosto in un mucchio di foglie, valse a fargli cambiare vita.
In tutto il mondo, uomini e donne si pongono delle domande assillanti, addirittura di vitale importanza. Da un’indagine recentemente condotta in America risulta che cinque sono le domande che più frequentemente vengono poste:
lo credo che sia lo Spirito Santo a mettere tali domande in primo piano. Non solo, ma sono certo che Egli stesso cerca di stabilire un contatto fra coloro che le pongono e coloro che, con l’aiuto di Dio, sono in grado di dare risposta.
Dio desidera che ognuno di noi trovi nella Bibbia le risposte che possono renderci degli anelli della catena calata dal cielo per la ricerca di uomini e donne onde farne gli eredi del Regno.
Un eunuco etiope aveva delle domande. Egli stava leggendo nel libro del profeta Isaia delle predizioni messianiche e si chiedeva chi potesse essere il Redentore. Fu così che Dio spinse Filippo a raggiungerlo e ad esporgli la vita e l’opera di Gesù. L’etiope ascoltò, accettò e fu battezzato.
Vi sono attorno a noi persone che si rendono conto di vivere alla vigilia di eventi straordinari, e cercano chi possa dar loro risposte alle domande che si pongono. Molti cercano di comprendere le profezie della Bibbia. Scrive E. G. White:
«Molte persone leggono la Bibbia, ma non riescono a capire il suo vero significato. Nel mondo ci sono uomini e donne che stanno cercando ansiosamente il cielo… molti sono ai confini del regno di Dio, in attesa di esservi accolti» (Gli uomini che vinsero un impero, p. 68).
Uomini e donne, dal cuore onesto e sincero, sono «ai confini del regno di Dio», in attesa di qualcuno che li aiuti a scoprire come entrarvi. Molti di essi possono già essere entrati in contatto con noi tramite i nostri programmi radio, i corsi per corrispondenza, le nostre pubblicazioni, le nostre attività sociali.
Penso, ad esempio, a una donna: Lizzie, di Chicago. Un laico avventista di nome Mike, bussò alla sua porta. La donna aprì ed egli si presentò: «Mi chiamo Mike Jones e vengo da parte della radio «La voce della speranza». Sono uno dei rappresentanti locali e ho l’incarico di offrirle questo libro come omaggio per la sua qualità di fedele ascoltatrice dei nostri programmi».
La donna, sorridendo rispose: «La ringrazio di essere venuto. È da vent’anni che aspetto».
Colpito da questa reazione da parte di una persona del tutto sconosciuta, Mike chiese: «Scusi, che cosa intende dire?».
La donna, allora, fece entrare Mike e quindi gli disse che suo marito, ora morto, aveva seguito il corso biblico per corrispondenza venti anni prima. Ella conservava ancora tutte le lezioni da lui fatte e ogni sera ne rileggeva una parte. Faceva questo da ben due decenni.
Mentre parlava con lei, Mike si rese conto che la donna conosceva praticamente tutte le verità care agli avventisti e credeva in esse. Come risultato di questo contatto di lì a poco Lizzie e tre sue amiche furono battezzate.
Vediamo, ora, in che modo noi possiamo essere dei ponti fra i nostri programmi e lo studio biblico personale. Le nostre radio suscitano interesse mediante le loro trasmissioni. Esse però, non hanno dei rappresentanti locali che possano continuare a coltivare l’interesse suscitato, a parte noi. Noi siamo, per così dire, «i ponti». Siamo noi, infatti, che possiamo coltivare le persone il cui interesse per la verità è stato risvegliato, prima che Satana lo cancelli.
Ed ecco in che modo. Supponiamo di andare a far visita a una persona che ha risposto a una trasmissione avventista e che voi siate uno dei collaboratori disponibili.
Qual è la prima regola da tenere presente nel bussare a una porta? Sorridere. Sorridete perché non avrete una seconda opportunità di produrre una buona prima impressione. Quando una persona apre la porta, quale pensiero attraversa la sua mente nel vedere una persona sconosciuta?
In generale si pongono tre domande:
Chi è? Che cosa vuole? Quanto tempo intende farmi perdere?
Così, nel giro di 60 secondi, dovrete rispondere a queste tre domande. Potete dire: «Buon giorno. Sono il Signor… Rappresento il signor X e il programma Radio… Siamo lieti di sapere che lei segue il nostro programma e vorremmo farle una breve intervista che le prenderà non più di 5 minuti per migliorare, all’occorrenza, la qualità del nostro programma. Posso farle alcune semplici domande e offrirle in omaggio un opuscolo dono della nostra radio?».
In questo modo avete risposto rapidamente alle domande non formulate della persona visitata. Se la persona è d’accordo potete procedere all’intervista. Ed ecco alcune domande:
«Segue regolarmente questo programma?».
Potete domandare se la persona vede saltuariamente il programma o se lo segue regolarmente. È importante per voi conoscere se una persona è un ascoltatore casuale o se è realmente interessata alle nostre trasmissioni.
«Che tipo di programma le interessa di più?».
Potete chiedere se si tratta del programma sulle profezie bibliche o quello sulla vita cristiana.
«Ha ricevuto il nostro materiale?».
Potete dire: «Vedo che ha richiesto alcuni libri e vorrei assicurami che li abbia ricevuti. Talvolta, purtroppo, vi sono dei disguidi postali».
«Sta seguendo uno dei nostri corsi sulla Bibbia?».
Se la persona dice: «No», chiedetele:
«Le piacerebbe seguire la nostra serie di studi per corrispondenza sulla Bibbia?».
Potete, quindi, aggiungere: “Una delle cose che maggiormente apprezzo delle nostre trasmissioni è che i messaggi trasmessi sono basati sulla Bibbia. Vorremmo avere il piacere di visitare tutti coloro che rispondono positivamente ai nostri inviti, ma la cosa è praticamente impossibile. Però sarei contento di offrirle la serie di studi biblici del nostro corso per corrispondenza. Posso spiegarle come ottenere queste lezioni».
In generale la maggior parte delle persone accettano l’offerta. Dopo aver fornito tutte le necessarie indicazioni e fatto vedere come procedere nella compilazione degli studi, potete chiedere ai vostri interlocutori di avere il privilegio di ritornare da loro la settimana seguente per ritirare la lezione da essi compilata e lasciare la successiva.
Chiedete cortesemente: «Posso avere il privilegio di spiegare…?»
Vi sono, però, persone che esitano ad accettare delle lezioni da persone sconosciute, anche se hanno interesse per la Bibbia. Può darsi che abbiano un membro della famiglia che vi si oppone; oppure possono sentirsi a disagio nell’accogliere in casa persone che non conoscono abbastanza. (In modo particolare oggi, coi tempi che corrono N.d.T.).
In questo caso potete suggerire: «Noi sponsorizziamo regolarmente delle classi di studio sulle profezie sui libri di Daniele e dell’Apocalisse, i due grandi libri profetici che rivelano dove è diretto il nostro mondo. Sarebbe interessato a partecipare a qualcuno di questi incontri?». Se la persona è d’accordo, poter darle tutte le necessarie indicazioni circa l’indirizzo e gli orari degli incontri.
Vi sono molti altri mezzi per creare l’interesse e coltivarlo.
Ad esempio: cartoline mandate per posta che offrono studi biblici gratuiti. Quando le cartoline vengono rimandate con l’adesione è di vitale importanza provvedere perché le lezioni vengano spedite sollecitamente, provvedendo nel giro di cinque giorni a visitare le persone per sapere se il corso è arrivato, ecc.
Se si aspetta lungo tempo, si corre il rischio di vedere sfumato l’interesse iniziale.
Alcune famiglie dedicano il pomeriggio del sabato alla distribuzione delle cartoline nella propria città. Nel corso della settimana, poi, durante il culto di famiglia, pregano affinché le persone rispondano positivamente all’invito loro rivolto.
Noi dobbiamo dare ai nostri figli una testimonianza positiva sulle esperienze fatte, a cominciare dai loro primi anni di vita.
E in questo modo che, per cosi dire, la sete di conquista di anime diventa una sorta di seconda natura.
Ricordo molto bene il giorno in cui bussai alla porta di una coppia di coniugi: Ted e Alice. Avevano spedito la cartolina per richiedere il corso biblico. Portai loro le lezioni e domandai se potevano concedermi due o tre minuti perché potessi spiegar loro come dovevano procedere nello studio.
Mi accolsero in casa. Io dissi loro: «Sono molti coloro che pongono delle domande quali: Come sarà la vita in cielo? Cosa accade quando uno muore? In che modo si possono ricevere dalla Bibbia risposte precise, chiare? Ebbene, queste lezioni contengono la risposta desiderata; non solo, ma sono state preparate per persone molto occupate e che, perciò, dispongono solo di poco tempo».
Quando ritornai la seconda volta, mi fecero di nuovo entrare. Era inverno e l’appartamento era riscaldato da una stufa a gas che mandava uno strano odore. Forse vi era una lieve perdita. Ted aveva in una mano un barattolo di birra e nell’altra una sigaretta. Quella coppia aveva tre bambini, tutti sotto i cinque anni. Pareva si fossero accordati per piangere tutti insieme. Alice, nella speranza che i bambini smettessero di piangere accese il televisore. Fu così che ebbe inizio – in quelle condizioni – il nostro studio sulla Bibbia: Finestre chiuse, odore di gas, bambini che piangevano, televisore acceso, Ted che beveva e fumava. Pensai: «Signore, che cosa puoi riuscire a fare in una simile confusione?».
Eppure nonostante queste distrazioni provocate dall’insieme di tanti elementi negativi, le cose presero una buona piega perché queste due persone – Ted ed Alice – sinceramente cercavano qualcosa di spirituale per la loro vita.
Dopo avere loro presentato Gesù, ci inginocchiammo per pregare. Accettarono Cristo e un anno e mezzo dopo Ted era predicatore laico nella chiesa avventista.
FRA AMICI E PARENTI
Coltivare l’interesse e l’amicizia mediante visite regolari per studiare la Parola di Dio è un ministero meraviglioso.
Però che dire dei nostri amici e dei nostri parenti? Come dare inizio a un rapporto di testimonianza con loro? Ecco una proposta articolata su quattro punti che può risultare particolarmente utile.
Come iniziare studi biblici
Come prima cosa è necessario manifestare un sincero interessamento. Lo possiamo fare con gesti di amicizia, rendendoci utili, offrendo qualcosa di utile da leggere.
lo non potrò mai dimenticare il modo in cui mio padre mostrò il suo interessamento per me. Mia madre mi aveva allevato per essere un buon cattolico e mi aveva fatto studiare in una scuola cattolica. Mio padre, diventato avventista, non cominciò subito a darmi degli studi dottrinali. Però cercò in tutti i modi di starmi molto vicino.
Egli non aveva nessun interesse per lo sport, mentre io sì.
All’età di 17 anni facevo parte di una squadra di pallacanestro. Siccome la mia squadra aveva bisogno di un allenatore, mio padre imparò la tecnica della pallacanestro e divento il nostro allenatore. Un venerdì sera dovevamo disputare un incontro importante. Mio padre, però, mi disse che non sarebbe potuto venire e mi spiegò il motivo. Aggiunse: «Io rimarrò a casa e pregherò per te».
A mio padre non piaceva molto pescare, a me sì. Mi diceva: «Figliuolo, tu domenica mattina vai alla messa e dopo andremo a pescare». Egli manifestava in modo tangibile il suo interessamento. Quando cominciai a porre serie domande sulla vita e sulla morte, egli mi diede le giuste risposte accompagnate da opuscoli che trattavano l’argomento per poi cominciare a studiare la Bibbia con me.
Alla fine giunse il giorno in cui egli mi invitò ad assistere a un’adunanza evangelistica. lo, il sabato sera, andavo a ballare in un locale situato poco distante dal luogo dove si teneva quella riunione cui ero stato invitato da mio padre. Mi disse che vi potevo andare prima che avesse inizio il ballo. E così feci. Rimasi seduto per tutta la durata della conferenza che fu per me la più noiosa che mai avessi ascoltato prima. L’adunanza successiva, però, fu un po’ più interessante e vi rimasi più a lungo. A poco a poco il mio interesse per la profezia biblica crebbe e, nello stesso tempo, andò diminuendo il mio interesse per il ballo. Finii per essere conquistato dalle verità bibliche.
Dio ha certamente qualcuno che voi, col suo aiuto, potete attrarre a lui. Chiedetegli: «O Signore, metti qualche anima sul mio cuore e amala tramite me, affinché io possa fare umilmente la mia parte per portarla a te».
RIFLESSIONI, DISCUSSIONE E SCAMBIO DI IDEE
Nel corso di un congresso, verso la fine del secolo scorso, il pastore S. N. Haskell si trovava in una certa difficoltà. Non riusciva a farsi udire dalla folla riunita nella vasta sala a causa della violenta tempesta di grandine abbattutasi sul tetto, che continuava a provocare un rumore assordante. Egli, allo-ra, scese dal pulpito, raggiunse il centro del grande locale, chiese ai presenti di riunirsi intorno a lui e pose delle domande. Poi iniziò a citare i vari passi biblici che contenevano la risposta, aggiungendo gli opportuni commenti. I presenti a quell’incontro ricordarono a lungo quel momento ricco di ispirazione e benedizione.
Quando la sorella White venne a sapere la cosa, approvò in pieno l’iniziativa presa dal pastore Haskell. Ella disse che il metodo «Domanda – risposta», adottato dal nostro fratello per lo studio della Bibbia, era quello che Dio le aveva ripetutamente indicato e raccomandato affinché i nostri membri di chiesa l’attuassero nelle loro famiglie. In seguito Ellen White così scrisse a questo proposito: «In visioni notturne passarono davanti a me le immagini di un grande movimento di riforma in seno al popolo di Dio… centinaia, migliaia visitavano le famiglie aprendo dinanzi a loro la Parola di Dio. Il mondo appariva illuminato da un’influsso celeste» (9T, p.126).
Che quadro! Centinaia, migliaia di credenti avventisti che aprono la Bibbia con i loro amici e vicini! Questo sarebbe veramente un potente movimento.
Forse qualcuno di noi, a questo punto, obietterà: «lo non credo di essere in grado di farlo, perché le persone possono fare delle domande alle quali 10 non sarei in grado di rispondere». Bene. Permettete che vi parli del primo studio biblico che ho dato. Nella mia qualità di studente dell’ultimo anno di Teologia, dovevo cercare una persona e darle almeno uno studio biblico. Solo così potevo conseguire il diploma. Ebbi la fortuna di trovare una gentile signora disposta ad ascoltarmi. Ero nervoso e impacciato. Nondimeno riuscii in qualche modo a tenere lo studio, nonostante la mia insicurezza e inesperienza.
Dieci anni dopo ritornai alla scuola per una serie di riunioni evangelistiche. La sera dell’apertura, dopo la conferenza, vidi una figura familiare: era la gentile signora della quale ho parlato.
Mi si avvicinò; si complimentò con me per la mia predicazione e mi disse: «Ne hai fatta di strada in questi dieci anni!».
Quella sera, in camera mia, pregai con fervore per quella signora, chiedendo al Signore che il seme della verità, da me gettato così debolmente, portasse frutto. Sia ringraziato il Signore, ella fu la prima ad essere battezzata durante quella serie di conferenze.
Dio vuole servirsi di noi. Se desideriamo testimoniare, cominciamo a dare studi biblici agli altri, nonostante i nostri limiti personali, le nostre voci forse tremolanti e le nostre lingue incerte, Dio potrà operare in modo dinamico, potente.
Ognuno di noi può farsi degli amici per il Signore. Ognuno di noi può raggiungere delle persone che nessun altro può. Solo l’eternità rivelerà i risultati del seme che è stato così gettato.
Il principio da tenere sempre presente è che la potenza risiede nella Parola di Dio. La Bibbia è un libro vivente, creativo che trasforma i cuori e le vite umane. La potenza non risiede nella nostra personalità e neppure nel nostro potere di persuasione, ma unicamente nella sua Parola.
Nel Salmo 33:6,9 leggiamo: «I cieli furono fatti dalla parola dell’Eterno, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca… perché Egli parlò e la cosa fu, Egli comandò e la cosa sorse».
Ellen White scrive: «L’energia creatrice che chiamò i mondi all’esistenza è la parola di Dio: essa dà vigore e genera vita. Ogni ordine che Dio dà è una promessa che, se accettata dalla volontà, ricevuta nell’anima, mette l’uomo in comunione con la vita dell’Essere infinito, ne trasforma la natura e ne ricrea l’anima all’immagine di Dio» (Principi di educazione cristiana, p. 108).
Teniamo presente che ogni volta che voi ed io entriamo in una casa e cominciamo con l’esporre le verità della Scrittura, facciamo parte agli altri di principi che trasformano la vita, che ricreano gli esseri umani.
Occorre tenere presenti tre principi fondamentali che ci aiuteranno nell’esposizione della Parola di Dio. Essi costituiscono l’A, B, C, dell’arte di dare studi Biblici.
Esaminiamo, uno per uno, questi tre principi.
A) Come prima cosa presentare Gesù
Il principio numero uno è presentare Gesù prima delle dot-trine. La gente, spesso, quando sa che siamo avventisti del settimo giorno ci ricollega con qualche dottrina della nostra chiesa.
Per esempio dirà: «Ah, voi siete il popolo che osserva il sabato». Ne deriva che noi ci sentiremo spinti a inoltrarci in una serie di argomenti per dimostrare che il sabato è il vero giorno di riposo istituito da Dio.
Dobbiamo presentare anzitutto Gesù. Egli ha detto: «lo quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me» (Giovanni 12:32).
Gesù ci dice che il potere di attrazione, il potere per la conquista (delle anime) risiede in lui e non in qualche dottrina.
Egli è il centro della vita cristiana, la fonte della fede. Senza un rapporto con lui, le dottrine possono significare ben poco.
Se noi per prima cosa presentiamo tutti i nostri insegnamenti dottrinali mancheranno nelle persone la motivazione e la forza per viverli. Ma se le persone come prima cosa accetteranno Cristo, il suo amore, il suo perdono, la sua potenza, accetteranno anche le dottrine, perché si sono «innamorate» di lui.
«La semplice ripetizione delle dottrine è inefficace, perché solo il meraviglioso amore di Cristo può toccare e consolare i cuori» (La speranza dell’uomo, p. 590).
Quando, nel Michigan, conducevo un programma evangelistico, andai a far visita ad una giovane di 19 anni che aveva smesso di frequentare le riunioni. Quando bussai alla sua porta, ella aprì e uscì dicendomi: «Pastore Finley, sarebbe stato meglio che lei oggi non fosse venuto».
Notai nel suo alito l’odore dell’alcol. Nervosamente mi suggerì di rimanere fuori, sotto il porticato, seduti su una panca. Cominciai col dirle che sarei stato felice di vederla di nuovo alle conferenze e le parlai della gioia che io provavo grazie al messaggio della Bibbia. A questo punto feci un’esperienza fuori del comune. Si impresse in me credo guidata dallo Spirito Santo l’idea che quella ragazza non veniva più alle riunioni perché aveva un amico con quale intratteneva dei rapporti durante l’assenza di sua madre.
Le dissi: «Vede signorina, certe volte gli amici ci allontanano da Cristo, per cui è opportuno chiederci: “Che cosa ha più importanza: l’unione con Cristo o con la persona che mi allontana da Lui?».
Proprio in questo frangente, dalla casa uscì un giovane estremamente muscoloso. Dava l’idea di un sollevatore di pesi. Appariva molto irritato. Forse aveva inteso quello che avevo detto alla giovane. Vi era un fuoco nei suoi occhi mentre si avvicinava a me, smilzo predicatore.
Che fare? Fuggire? Lottare? Gli tesi la mano dicendo: «Sono lieto di vederti. Mi chiedevo se eri in casa e quando saresti sbucato fuori». Dopo che ebbi accennato a un timido sorriso lo invitai a sedersi.
Mentre parlavo, mi disse che lui non aveva bisogno della religione: essa era solo una stampella per i deboli.
Risposi: «Rispetto la tua opinione ma non la condivido.
Debbo farti una domanda. Dai l’impressione di essere agitato e irritato e di tenerti sulla difensiva. Perciò mi domando se effettivamente tu, nella vita, sei felice».
«Certo che lo sono».
«Ma nel tuo primo matrimonio eri felice?».
A queste parole egli abbassò gli occhi. Gli chiesi: «Sei tuttora sposato?».
Seppi che lo era e che aveva tre figli. Gli domandai: «Sanno ciò che stai facendo ora?». Quindi cominciai col dirgli in che modo nella mia vita ero riuscito a trovare la pace interiore; come per lungo tempo avevo sentito che mi mancava qualcosa e che alla fine mi ero reso conto che quello che mi mancava era Gesù.
Dissi: «Sono diventato un figlio di Dio e ho trovato un significato, uno scopo nella vita». Aggiunsi: «Vedi, quello che io voglio offrirti è Gesù, è colui che può fare tutto questo per te. Prima che me ne vada, posso pregare assieme a voi?».
Egli chinò il capo e disse: «Sì, pastore, preghi».
La giovane a sua volta, aggiunge: «Pastore, preghi per noi affinché possiamo fare ciò che è giusto».
Pregammo e mi parve che degli angeli si fossero avvicinati a noi.
L’amore di Cristo intenerisce i cuori. Gesù attira a sé uomini e donne. Presentate lui per primo! Non presentate prima lo stato dei morti, il sabato, la decima ecc. Creerebbero barriere fra le persone e la croce. Dirigete le persone verso la croce, verso colui che può trasformare la vita, quindi esponete le varie verità che le aiuteranno a maturare e a crescere nell’esperienza con Lui.
B) Rivelare la verità gradualmente.
Il principio numero due nel dare studi biblici è di presentare alle persone le nuove idee con cura, una alla volta. «Ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va vie più ri-splendendo, finché sia chiaro giorno» (Proverbi 4:18) Lo splendore del sole non «esplode» su noi tutto a un tratto: cresce gradatamente in modo che non veniamo accecati dalla sua luce. Nello stesso modo, le verità di Dio debbono essere rivelate in modo graduale così che le persone non ne vengano per così dire «sopraffatte».
Quando le persone sono portate ad assimilare il corpo delle verità insieme, in generale si ritrovano confuse e disorientate.
Sono incapaci di sistemarle nel giusto ordine, di collegarle in modo naturale e funzionale.
Se presentiamo l’insieme delle dottrine senza ordine e senza aver portato prima il nostro interlocutore a fare un’esperienza col Cristo, egli fra tutte queste nuove idee si troverà in una situazione di conflitto che lo porterà a mantenersi sulle sue precedenti posizioni familiari.
Noi possiamo ridurre questo tipo di conflitto procedendo passo passo mettendo in primis in luce la relazione personale con Gesù e gli aspetti pratici dell’esperienza della salvezza, del perdono, della conversione e della consacrazione, poi presentare le verità dottrinali avendo cura, di volta in volta, di assicurarsi che la persona abbia del tutto assimilato una dottrina, prima di passare alla successiva.
In questo modo si contribuisce anche ad armonizzare la nuova idea con qualcosa che la persona già crede. Questa è una delle ragioni del perché bisogna presentare anzitutto Cristo. Voi dovete innanzitutto aiutare una persona ad accettare Gesù come Salvatore e Signore. Poi far vedere in che modo Gesù valuta e osserva il sabato. Così nella nostra qualità di credenti riusciremo ad amare in modo del tutto naturale quello che Gesù ha amato o fatto.
Tutte le dottrine, tutte le nuove idee, debbono essere presentate attraverso Gesù. Egli è il Signore da noi onorato e che desideriamo seguire e imitare.
C) Fare degli appelli regolari
Non appena le persone accettano una determinata verità è bene invitarle a prendere una chiara decisione, in proposito.
Se esse hanno compreso che il sabato fu santificato alla creazione e che è un simbolo del riposo in Cristo, potete chiedere:
«Le piacerebbe osservare già il prossimo sabato? Sarei ben lieto se lei venisse in chiesa con me».
Dopo avere dimostrato in che modo una dottrina ha un rapporto con Cristo, e avere risposto alla domanda fatta, rivolgete un appello opportuno.
È uno sbaglio aspettare fino alla fine di tutti gli studi per chiedere alle persone di accettare in blocco tutte le verità. È troppo. Tenete presente che sono le piccole decisioni che portate le dottrine una alla volta e quando la persona ha compenso e accettato un insegnamento invitatela a prendere una decisione su quella particolare verità.
È questa presentazione della Scrittura che trasformerà le vite umane. La potenza risiede in Gesù Cristo innalzato per mezzo della Sua Parola.
Un giorno andai a trovare una signora che aveva lasciato la chiesa avventista. Le chiesi: «Che cos’è che le impedisce di ritornare in chiesa?». Ella mi rispose che le sarebbe piaciuto ritornare, ma che non poteva rinunciare al fumo. Questo problema si interponeva fra lei e Gesù.
Aprii la Bibbia e le lessi 1 Giovanni 5:14: «Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta».
Le domandai: «Sorella, lei crede che è volontà di Dio rinunciare alla sigaretta?».
«Sì».
«Quando pensa che Dio voglia aiutarla per farlo?».
«Penso che potrebbe farlo anche ora».
«Mi dica lei in chi ripone la sua fiducia?».
«In Gesù», rispose.
«Lei crede di poter smettere?».
«No».
«Però, lei crede che Gesù, grazie al suo potere, può liberarla dal fumo?».
«Sì».
Andammo in ginocchio e invocammo l’adempimento della promessa di 1 Giovanni 5:14. Chiedemmo a Dio di operare secondo la sua volontà, ed egli agì secondo la promessa della sua Parola. Questo fece nascere e poi rafforzò in lei la decisione e la volontà, tutto questo portò, in seguito, alla conseguente rottura delle catene del tabacco, ed ella, liberatasi di quell’abitudine, ritornò a godere della comunione fraterna.
RIFLESSIONI, DISCUSSIONE E SCAMBIO DI IDEE
spirituale e perché?
Mentre conducevo una serie di incontri evangelistici in una grande città ebbi modo di notare tre giovani donne che portavano sempre con loro la Bibbia e vi leggevano con attenzione i testi che di volta in volta citavo.
Davano l’impressione di essere delle giovani cristiane sincere, sempre presenti sera dopo sera.
Però quando cominciai a presentare alcune delle verità sulle quali gli avventisti pongono l’enfasi, notai che esse sembravano sentirsi a disagio. Una sera, dopo la mia esposizione, esse mi avvicinarono dicendo: «Ecco tutta la letteratura che ci ha dato. Non intendiamo più venire. Il nostro pastore ha parlato con noi e ci ha fatto notare come gli avventisti del settimo giorno sono legalisti. Ci ha detto che noi non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia e per conseguenza sabato o domenica non fa alcuna differenza. Perciò non vogliamo ritornare alle vostre riunioni».
Se ne andarono ed io, naturalmente, rimasi molto contrariato. Quella sera prima di coricarmi pregai per quelle giovani donne. Fu una preghiera di due-tre minuti, quindi andai a dormire.
Quella stessa sera, Mike, uno dei miei collaboratori non se andò a casa. Ritornò in chiesa e si mise a pregare per la riuscita delle riunioni. Pensava a quelle giovani donne e con fervore le presentò in preghiera a Dio. Egli perdette la nozione del tempo, e rimase in preghiera per più di un’ora e mezzo.
Verso mezzanotte, terminato di pregare, Mike ebbe la sensazione che la sua richiesta sarebbe stata esaudita, che lo Spirito Santo avrebbe visitato e operato in quelle donne.
Quel sabato mattina, mentre dava il benvenuto alle persone a mano a mano che arrivavano in chiesa, Mike provò una gradita sorpresa vedendo avvicinarsi le tre giovani, che il mercoledì prima avevano detto che non sarebbero più torna-te. Le salutò con sincero entusiasmo. Una di loro gli disse:
«Sa, nel corso di questi due ultimi giorni le mie amiche ed io siamo rimaste turbate ripensando all’accaduto. Crediamo di avere riconosciuto la verità in queste vostre riunioni e che il messaggio da voi predicato procede da Dio. Per conseguenza non abbiamo potuto fare a meno di ritornare».
Questa è la potenza della preghiera. L’esperienza riferita mi fece capire che io ero stato troppo compiacente, forse troppo precipitoso. In effetti mi ero limitato a una breve preghiera di un paio di minuti, mentre il mio collega, Mike, aveva pregato a lungo e la sua richiesta era salita fino al trono di Dio. Lo Spirito aveva operato in quelle giovani spingendole a ritornare alle nostre adunanze.
Noi dobbiamo pregare fino a che non abbiamo la certezza di avere stabilito un contatto col trono della grazia, fino a che non siamo certi di una risposta.
La preghiera di intercessione è biblica? Noi siamo sollecitati a pregare per l’altrui salvezza? Colossesi 1:3 dice:
«Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, nelle continue preghiere che facciamo per voi». I conquistatori di anime, nel presentare a Dio dei nomi specifici, diventano canali di luce e di vita che dal trono di Dio partono e raggiungono gli altri.
E. G. White ha scritto: «La preghiera e la fede fanno ciò che nessuna forza sulla terra può compiere». (Sulle orme del gran Medico, pp. 221-222).
Le mura del pregiudizio crollano davanti alla preghiera della fede. Dinanzi ad essa cessano anche lo scetticismo e la resistenza. Ho conosciuto diverse persone che da un punto di vista umano non sembravano candidate al Regno, ma sono state conquistate a Cristo quando dei fedeli credenti hanno pregato per loro.
Eppure, con tutto ciò, accade che talvolta noi siamo piuttosto titubanti se non addirittura in certi casi, scettici, per quel che riguarda la preghiera di intercessione, in quanto ci chie-diamo: «Ma Dio forse non fa egli stesso tutto il possibile per raggiungere i perduti? Che differenza possono fare le mie preghiere? Per certo è ovvio che io non posso indurlo ad amare di più le anime».
Ebbene, consideriamo quattro ragioni per le quali noi siamo invitati a pregare per gli altri.
Quando noi cominciamo a pregare il Signore con fervore, egli è meglio in grado di rivelarci quali sono, nella nostra vi-ta, i peccati nascosti che ci impediscono di operare in modo efficace in favore del prossimo. Dio ci può dire quali nella tua vita siano quelle cose che dobbiamo sistemare.
Fu quando Giosuè si rivolse a Dio, dopo la sconfitta subita da Israele ad Ai, che gli fu rivelato il problema: «Israele, vi è dell’interdetto in mezzo a te». Dio si serve delle nostre preghiere per gli altri per parlarci riguardo a tutto quello che potrebbe impedire l’effusione del suo Spirito.
Più noi preghiamo per qualcosa, più opereremo per essa.
La preghiera è il mezzo del quale Dio si serve per motivarci e per mettere meglio a fuoco i nostri obiettivi. La preghiera è il preludio della sua azione redentrice.
Quando noi mediante la preghiera ci mettiamo in diretta comunione con Dio, apriamo le nostre menti e i nostri cuori alle sollecitazioni dello Spirito. La preghiera ci fa sintonizzare con la frequenza divina. Dio, così, ci può istruire circa i metodi migliori e più adatti per raggiungere gli altri.
Una sera, una signora che aveva studiato la Bibbia con me, e si stava preparando per il battesimo, disse al pastore della sua chiesa locale: «Sono oltremodo spiacente, ma non posso battezzarmi». Quella signora attraversava un periodo di forte tensione con suo marito. Il suo datore di lavoro le aveva detto che se ella non andava a lavorare il sabato, egli sarebbe stato costretto a licenziarla.
Egli mi parlò della delusione avuta. Quella signora era una credente sincera, una credente che amava Gesù. Dissi al pastore: «Pregherò per questo caso. Non so con esattezza che cosa fare, perciò ho bisogno di sapienza da parte di Dio».
Quella sera pregai a lungo. L’indomani mattina come prima cosa il Signore mi spinse ad andare a far visita a quella signora. Io avevo delle perplessità; però la convinzione persisteva: visitarla. Ella aveva chiesto al pastore, non a me, di astenersi dal farle visita. La peggiore cosa che poteva accadermi era di essere buttato fuori casa.
L’indomani mattina, presto, raggiunsi la sua casa. Qui due grossi cani si avvicinarono a me. Suonai il campanello tenendo a lungo il dito sul pulsante perché quei cani erano alle mie calcagna e stavano ringhiando e abbaiando. Non appena la porta fu aperta mi affrettai ad entrare, sbattendo la porta dietro di me.
Mi scusai dicendo che ella probabilmente non avrebbe voluto che un predicatore venisse dilaniato dinanzi a casa sua.
Ella sorrise e mi invitò ad accomodarmi. Parlammo di come la sua famiglia fosse turbata. Quella signora voleva essere battezzata però era soggetta a una forte pressione da parte della famiglia e del suo datore di lavoro.
Parlammo per circa un’ora. Suo marito entrò e parlammo ancora per un’ora. Sopraggiunsero anche 1 suoi figli e parlammo. Circa due ore e mezzo dopo l’intera famiglia fu d’accordo per il battesimo di quella signora, che diventò un valido membro di una delle nostre chiese.
lo non avrei mai immaginato di visitare questa signora quella mattina. Fu Dio a spingermi per essere da lei proprio al momento adatto. Ricevetti questa convinzione per mezzo della preghiera.
Questa è, forse la ragione più importante di tutte. Dio ha certi limiti nel gran conflitto fra il bene e il male. Questo nel senso che Egli svolge buona parte della sua opera attraverso mezzi umani. La preghiera è uno dei mezzi che consentono a Dio di fare ancora di più per noi.
«Fa parte del piano di Dio accordarci, in risposta alla preghiera, quello che non otterremmo se non lo domandassimo» (Il gran conflitto, p.383).
Daniele 10 presenta il profeta che per tre settimane digiuna e prega intercedendo presso Dio in favore del suo popolo che è nella cattività babilonese da 70 anni. Le sue preghiere raggiungono il santuario celeste e Dio, in risposta, manda degli angeli perché influiscano sulla mente di re Ciro. Lo Spirito comincia a operare su questo monarca affinché consenta agli ebrei di ritornare a Gerusalemme. Però sono all’opera anche degli angeli satanici, degli angeli malefici i quali cercano, anch’essi, di influenzare la mente del re. C’è una lotta che dura tre settimane fra gli angeli di luce e gli angeli delle tenebre.
Alla fine, mentre Daniele continua ancora la sua intercessione, lo stesso Michele scende dal cielo e respinge le forze demoniache. Così re Ciro concede la libertà agli ebrei.
Qualcosa di analogo accade a tutti coloro che si trovano davanti a una scelta per quel che riguarda la salvezza. Gli angeli malefici operano sulla loro mente per cercare di distoglierli da Cristo. Però anche lo Spirito Santo e gli angeli del cielo sono all’opera cercando di attrarre le anime verso la grazia e la verità. Con le nostre preghiere ci schieriamo dalla parte di Dio e lo sollecitiamo a operare con potenza. Le persone debbono ancora decidersi, ma l’intercessione può aiutarle liberando la strada perché esse possano scegliere la vita. La preghiera apre nuovi canali offrendo allo Spirito nuove opportunità per agire.
La preghiera di intercessione costituisce una parte vitale nell’opera per la conquista delle anime. Come possiamo metterla in pratica? Anzitutto è bene redigere una lista di preghiere, scrivendo i nomi delle persone per le quali vi state adoperando. Scrivete tre, quattro nomi e presentateli regolarmente al trono della grazia ogni giorno.
In secondo luogo, insieme con altri credenti, unite le vostre preghiere per quelle persone. Teniamo presente la promessa ricordata in Matteo 18:19: «Se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli». Formate, quindi, un vero e proprio gruppo di preghiera. Queste preghiere unite rivestono particolare potere.
E. G. White scrive: «Perché due o tre non si muniscono per chiedere a Dio la salvezza di una persona, e poi di un’altra?» (7T, p.21).
Mettiamo in azione la potenza di Dio per mezzo della preghiera persistente. Recitiamo la nostra parte nel Gran conflitto.
In questo seminario noi abbiamo imparato ad agire mossi dall’amore, nell’intento di farci degli amici per il Signore, di volgere la conversazione generica in opportunità spirituale, di tenere degli studi biblici presentando per primo Gesù e di servirci della potenza di Dio mediante la sua Parola e la nostra preghiera. Perciò, ora, mettiamoci all’opera con slancio per diventare dei conquistatori di anime. Redigere una lista di preghiere rappresenta un potente primo passo.
Siamo chiamati a gettare il seme del Vangelo nella vita delle persone. Non tutti risponderanno subito, in modo positivo, però ogni seme, ogni studio biblico fatto, ogni parola di testimonianza e d’incoraggiamento, ogni stampato distribuito contengono una grande promessa di vita futura. Un giorno scenderà la pioggia e allora una messe abbondante germoglierà dalla terra. Quei semi gettati nelle tenebre, quegli incontri che sembravano sterili, germoglieranno verso la luce, e si avrà una ricca, sensazionale messe per Dio. Diamo lode al suo nome perché possiamo far parte di questa opportunità ora e sino alla fine.
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